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rispettoFateci caso, ogni tanto vengono cavalcate delle vere e proprie mode. Si parte dalle banalità fino a delle cose molto importanti.

Di solito con le banalità non mi scompongo: mi incuriosiscono, ma poi finisce lì.

E’ completamente diverso quando si parla di tematiche che riguardano il sociale; oltre la curiosità, c’è di mezzo la mia voce professionale, il mio sentire, la mia opinione.

Da qualche tempo c’è una notizia che “come una freccia dall’arco scocca, corre veloce di bocca in bocca” che ha concentrato la mia attenzione.

Ebbene si, sto parlando del fantomatico GENDER.

Che poi come si può parlare di qualcosa che non esiste completamente? Esiste il genere, esiste il rispetto della diversità, esiste l’educazione alle differenze ma il gender proprio no.

Leggo di allarmismi vari, di veri e propri processi, di una disinformazione tremenda.

Perchè la diversità spaventa così tanto da organizzare delle vere e proprie crociate?

I toni utilizzati per l’ennesima volta sono apocalittici: si parla di minori, addirittura bambini, costretti con l’inganno  a seguire  terribili lezioni che osano parlano di omosessualità come qualcosa di normale, di lezioni in cui si cerca addirittura di parlare di stereotipi di genere, fino all’incredibile indottrinamento in cui si  vorrebbero considerare tutti gli esseri umani come titolari di uguali diritti e doveri, senza distinzione in base al sesso, razza, religione o etnia ( a proposito questo lo dice la carta costituzionale mica io in un momento di megalomania).

Ogni volta rimango assolutamente basita, allibita e mi chiedo per quanto tempo ancora debba andare avanti questo oscurantismo . Da psicologa ho avuto la fortuna di intervenire spesso nelle scuole,  lavorando con l’ intelligenza emotiva, con l’alfabetizzazione emotiva ma soprattutto con l’organizzazione di laboratori esperienziali per combattere gli stereotipi di genere. Mai e poi mai si è trattato di un indottrinamento, i ragazzi e le ragazze sono sempre stati parte attiva nelle discussioni, le loro opinioni, i loro pensieri sono sempre stati tenuti assolutamente in considerazione , anzi sono stati i protagonisti nelle nostre attività.

Perchè ogni volta ci dimentichiamo che stiamo parlando di essere pensanti che lo sono da subito, che vivono in questa società in cui fanno fatica e cercano di farsi spazio, in cui si vorrebbero dei punti di riferimento responsabili, non degli adulti isterici che strumentalizzano le vicende e che gridano allo scandalo quando si trattano tematiche legate alla sessualità o più semplicemente quando si cerca di parlare di emozioni senza trascinare il discorso nella tristissima dicotomia del giusto o sbagliato.

Stiamo parlando di lavorare sulla consapevolezza emotiva, e questi processi alle streghe mostrano ancora una volta la totale miopia del mondo adulto, in cui si incorre sempre nel solito errore di  non ascoltare i più giovani, ma anzi di trattarli come delle marionette senza nessun potere decisionale. 

Riflettiamoci quando sentiamo, leggeremo e vivremo l’ennesimo episodio di bullismo, o l’ennesimo suicidio di un adolescente.

Quanto andiamo a parlare di educazione emotiva non stiamo circuendo proprio nessuno, non vogliamo scardinare i valori della famiglia tradizionale, non si vuole sovvertire nessun sistema.

Ovviamente ci vogliono delle persone adeguatamente formate che abbiano l’obiettivo e gli strumenti per legittimare ogni possibile emozione, far maturare in ognuno il rispetto per ciò che non è uguale a noi,  perchè ricordiamoci che è da questo questo tipo di consapevolezze che possiamo far crescere degli adulti realizzati, pensanti e consapevoli.

O è forse questo che ci fa così tanta paura?

Ciao, sono Roberta Vacca

Ciao, sono Roberta Vacca

Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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