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© Scott Akerman

È capitato di nuovo, proprio ieri mattina.

Mi presentano una persona, piacere, sorrisi di circostanza e poi via al valzer delle domande.

Ad un certo punto eccola, arriva la domanda delle domande: “tu quindi che lavoro fai?” ed io tranquillamente rispondo “sono psicologa“; l’interlocutore sospira e afferma con grande serietà: “ah quindi curi i matti?”

Credo che in quel momento il mio viso si sia trasformato in una smorfia di dolore, roba che l’urlo di Munch in confronto è un rassicurante nonnetto al parco.

Ora non sto qui a raccontarvi lo sforzo infinito che ho fatto nei cinque minuti successivi nel cercare di far capire che cosa può fare una psicologa (se uso il femminile è solo perchè mi riferisco a me stessa), ma stanotte mi è venuto un dubbio: ma non è che sia io a non riuscire a comunicare bene di cosa mi occupo?

Di quanto in realtà la psicologia non è un mostro di cui aver paura, ma una grossissima possibilità che ci può essere d’aiuto nelle strade e curve della vita?

Quindi ho pensato ai tre luoghi comuni più fraintendibili sulla mia figura professionale, ho cercato di sviscerarli un pochetto per farvi conoscere una nuova prospettiva!

  1. “Non mi serve la psicologa, sono pieno di amici e amiche.” Eh no, non ci siamo, primo passo falso, come quando ti dicono che l’acqua non è fredda ed invece dopo il tuffo ti ritrovi ad annaspare in compagnia di pinguini ed orsi polari. La psicologa o lo psicologo non sono i tuoi amichetti del bar, qualcuno da cui andare per ricevere “buoni consigli”. Il lavoro che si fa insieme è un lavoro di scoperta e ri-scoperta delle proprie risorse, nessuna soluzione preconfezionata, nessun compitino da eseguire; c’è il viaggio all’interno della tua storia, la ricerca dei tuoi bisogni, il riconoscimento delle tue emozioni. Io quando lavoro sono focalizzata su di te, sulle tue esclusive esigenze; se un rapporto di amicizia fosse così direi che sarebbe alquanto sbilanciato non credi? Quindi si, le amicizie sono fondamentali, una ricchezza inestimabile, ma non possono sicuramente sostituire il percorso che si può fare insieme con un o una professionista.
  2. Gli psicologi costano un sacco di soldi. Fermi tutti, qua si potrebbe aprire un capitolo lunghissimo sulla crisi economica, dalla grande depressione del 1929 fino ai giorni nostri e altre variabili. C’è anche chi crede che uno psicologo costi quanto un diamante di Tiffany. Allora, innanzitutto dimentichiamoci tutti i vari film su terapeuti, lettini, terapie che durano anni e tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili! Ogni caso è a sè: possono esserci situazioni in cui anche solo un incontro può dare una svolta, può farti aprire nuovi varchi o riuscire a delineare con più chiarezza una situazione ingarbugliata. Onestamente, quanti soldi spendiamo per delle futilità, e non vogliamo dedicare un pò delle nostre finanze per poter stare bene? Riuscire  emotivamente per migliorare la relazione con noi stessi e con gli altri è davvero così superfluo?
  3. Non sono matto, non devo andare da nessuna parte. Allora, anche qui tv e media in generale non aiutano. Si usa spesso la parola matto, ma in effetti ne viene fatto un utilizzo totalmente privo di qualsiasi fondamento. La pazzia intesa in scala nazional popolare non esiste, è sempre stato piuttosto comodo etichettare chi è fuori dalla corrente, chi ha cercato di remare in direzione ostinata e contraria come matto, folle o diverso. Esistono delle patologie mediche, che hanno bisogno di cura e di farmaci questo senza dubbio, ma per favore, possiamo smetterla di stigmatizzare la malattia psichica? È legittimo rompersi un piede e non è legittimo avere un attacco di panico o soffrire di depressione? Prendersi cura di sè, riuscire a dipanare una situazione ingarbugliata, capire che mente e corpo non sono due entità separate ma assolutamente unite è uno sforzo così difficile da fare? Qui non si tratta di pazzia, ma soltanto della capacità di volersi bene, sia per affrontare un momento di difficoltà ma anche solo per approfondire e potenziare le risorse che abbiamo a disposizione. Mi chiedo come sia possibile avere la possibilità di star meglio accanto a noi e decidere deliberatamente di non utilizzarla per orgoglio, per noncuranza o per paura di chiedere aiuto.

Potrebbero esserci ancora numerosi esempi, ma ho deciso di fermarmi qui. Allora che facciamo? Vogliamo darci un’occasione di star bene?

Se dovesse pungerti vaghezza e volessi curiosare qui ho messo a disposizione un pò di risorse gratuite per farti un’idea sul tipo di lavoro che svolgo io.

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Ciao, sono Roberta Vacca

Ciao, sono Roberta Vacca

Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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