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Ho impiegato davvero tanto tempo prima di scrivere questo post, i pensieri si rincorrevano senza riuscire a trovare la giusta direzione.

Di solito quando scrivo un post vado abbastanza sicura, si manifesta nella mia testolina in maniera abbastanza chiara, le parole trovano facilmente la giusta collocazione.

Oggi hanno carburato con un pò di difficoltà, non riuscendo a far finta di nulla per il momento che stiamo attraversando.

Non temete, non ho nessuna intenzione di fare qui nessun tipo di analisi geopolitica, sociologica, culturale.

No, ho deciso invece di parlare di gentilezza. Pensate che possa stridere? Io credo proprio di no.

Fermiamoci un attimo: quando ci parlano di essere gentili, immediatamente siamo piuttosto presuntuosi credendo di esserlo già abbastanza, di usare tutta la nostra gentilezza quotidianamente contro il lungo logorio della vita moderna.

Ne siamo veramente sicuri?

Spesso la gentilezza viene scambiata con la debolezza, con l’incapacità di una netta presa di posizione, con l’ingenuità.

Io credo che per essere gentili ci voglia un gran coraggio. 

Dobbiamo essere a proprio agio con le nostre emozioni fino ad essere “disponibili” nei confronti degli altri.

Forse è proprio questo il punto, quanto disponibilità, quanta accoglienza manifestiamo nei confronti delle altre persone, in chi ci sta intorno giorno dopo giorno?

Sto parlando del nostro vicino di casa, nella persona che incontriamo tutti i giorni al bar, del nostro collega di lavoro, di chi ci sta seduto vicino sul bus.

No, non è facile, ma ci proviamo?

Spesso abbiamo paura. Paura di mostrare le nostre debolezze, le nostre fragilità, convinti che queste stesse fragilità saranno il tramite con cui lasciamo il aperto il varco alla sofferenza.

Ma se noi stessi riconosciamo e valorizziamo questi coni d’ombra, accogliendoci e provando a toglierci la maschera di finta forza che ci mettiamo addosso, nessuno potrà colpirci, perchè non c’è vulnerabilità in ciò che noi stessi accettiamo,  in ciò che nonostante le difficoltà, riconosciamo faccia parte di noi.

Vivere senza gentilezza è fare un torto alle nostre emozioni, è volersi anestetizzare e convivere con la bruttezza e l’astio feroce che circola in giro.

Iniziamo dalle piccole cose, dai piccoli gesti: proviamo ad accompagnare una conversazione con un sorriso ad esempio, proviamo a dire grazie, proviamo ogni tanto a metterci nei panni degli altri, senza filtri e senza pregiudizi.

Compiamo ogni giorno un piccolo gesto gentile, ribelliamoci al monocolore della forza dimostrata a tutti i costi, alla prepotenza, alla vigliaccheria delle urla senza dare nessuna possibilità di ascolto al nostro interlocutore.

Ti va di provare?

Ciao, sono Roberta Vacca

Ciao, sono Roberta Vacca

Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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