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Inizialmente pensavo di inaugurare questo post scrivendo una montagna di fattacci miei, facendo un pò il punto della situazione con voi su questo strano mese che è settembre, un momento che rappresenta per tanti un nuovo inizio, con tanta voglia di cambiare e di fare progetti, ma anche di promesse che spesso si fa fatica a mantenere.

Sarebbe stato un post forse maggiormente “in linea”, o forse più leggero, rispetto a quello che sto per scrivere, ma non mi importa, nella scrittura come in tante cose della mia vita, cerco di seguire il cuore e la pancia.

E la pancia in questi giorni non sta affatto bene, meno che mai il cuore.

Non riesco a non scrivere nulla, non riesco a lasciar correre.

C’è che in questi giorni sono colpita dalla violenza, dalla brutalità dell’indifferenza, dal menefreghismo figlio del rassicurante orticello di cui ci si può occupare.

Tutto questo mi fa male, ma nello stesso tempo mi ripeto che sono fortunata, perchè arrivo ancora a ribellarmi, perchè ancora non considero “ordinaria amministrazione” la sofferenza, ancora mi indigno e nel mio piccolo cerco di agire.

No, non voglio esprimere nessun giudizio, nessuna “ricetta” preconfezionata sul come ci si dovrebbe comportare, sul cosa si dovrebbe fare. Non lo voglio fare non perchè non abbia un’opinione, ma perchè anche con le opinioni c’è bisogno di una certa responsabilità.

La responsabilità invece sembra un’attitudine ormai in disuso.

E’ legittimo avere idee e opinioni, ci mancherebbe, sono frutto di un tesoro inestimabile che è la libertà, ma credo che molto spesso vengano fuori senza nessuna intermediazione tra testa, cuore e bocca.

Quante volte mi capita di leggere di commenti di una crudezza inimmaginabile, figli di un odio che non riesco a comprendere. Sto parlando di tutti i campi possibili. Da quelli più futili fino a quelli più “impegnati”.

Serve solo che qualcuno non la pensi come noi e si va all’attacco, non in un confronto che può essere costruttivo, ma in un alterco che non lascia nessuno spazio, è pressante e asfissiante, vuole solo metterti al tappeto. 

Mettiamo sul tavolo dei social media tutte le nostre fragilità, tutta la nostra mancanza di empatia nei confronti dell’altro, tutto il livore di cui siamo in possesso.

Mi chiedo perchè e anche in questo caso fatico a trovare una risposta. 

Alla fine questo post è un grande punto di domanda, ma credo nella condivisione e mi andava di dire che tutto questo non mi piace, vorrei più umanità e maggiore gentilezza.

Sono forse terribilmente cretina?

Forse mi dico che ci manca l’amore, ma l’amore nel più alto delle sue forme, quello verso gli altri. 

Leggevo questa frase e mi sembra sia perfetta:

L’amore non è soltanto una relazione con una particolare persona: è un’attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona col mondo, non verso un oggetto d’amore.
Se una persona ama solo un’altra persona ed è indifferente nei confronti dei suoi simili, il suo non è amore, ma un attaccamento simbiotico.
La maggior parte della gente crede che l’amore sia costituito dall’oggetto, non dalla facoltà di amare, ma l’amore è un’attività, un potere dell’anima. 

Erich Fromm

Quando ci decideremo ad utilizzare questo potere?

Ciao, sono Roberta Vacca

Ciao, sono Roberta Vacca

Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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