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Venerdì scorso avevo un po’ di tempo libero dopo lo studio e ho deciso di fare una lunga passeggiata. Avevo i pensieri un po’ scapigliati e sono entrata in libreria; non so a te, ma per me l’odore e il frusciare della carta hanno un potere terapeutico fortissimo.

Quando un libro ti chiama…

Ad un certo punto, mentre curiosavo tra gli scaffali mi son sentita letteralmente chiamare: era proprio un libro la mia “sirena”; piccolo, timido e mezzo nascosto in seconda fila.

Ti capita mai quella sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto e perfettamente in linea con i tuoi pensieri? Venerdì è capitato proprio questo; riflettevo sulle emozioni, su quanto sia difficile stare in certe emozioni, su quanto ci affanniamo a tarpare i nostri punti deboli ed un secondo dopo scopro il libro di Oliver Burkeman.

Il libro in questione si chiama “La legge del contrario – stare bene con se stessi senza preoccuparsi della felicità” ed ovviamente l’ho comprato e divorato.

Mi ha colpito molto e ora ho voglia di parlartene.

Il libro ci racconta un insolito gruppo di persone – ci sono psicologi sperimentali e buddisti, esperti di terrorismo, maestri spirituali, consulenti aziendali, filosofi – che condividono la prospettiva che il «pensiero positivo» e l’ottimismo incrollabile non siano la soluzione, anzi, a lungo andare generino frustrazione, pessimismo ed insicurezza.

I falsi miti del pensiero positivo a tutti i costi

E allora sfatiamolo insieme questo falso mito del “pensiero positivo” un po’ banalotto da motivatori spiccioli della domenica. È decisamente importante motivarci, ma siamo davvero sicuri che dicendoci che “andrà sempre tutto bene” sia il modo giusto? Viviamo vite complicate, sempre di corsa, siamo ossessionati da una ricerca effimera della felicità e dall’impazienza di mettere sotto il tappeto tutte le emozioni scomode come la tristezza o la paura.

Ci serve davvero questo meccanismo? Io non credo proprio. Sono convinta che la felicità non sia assenza di tristezza ma la consapevolezza di poter stare dentro le nostre emozioni. Ogni qual volta ti affatichi a nascondere, rimuovere o non ascoltare i tuoi vissuti quelli ritornano ancora più prepotenti di prima. Magari tornano sotto un’altra veste, con un’ altra forma, ma sono sempre lì, e non aspettano altro di essere accolti e ascoltati.

Cerca di farti un favore quindi, innanzitutto smetti di confrontarti con chi ti sta vicino o con i modelli che la società cerca di proporti; lo so non è per niente facile ma nemmeno impossibile, serve il tuo spirito critico ma soprattutto serve un onesto e sincero ascolto verso i propri bisogni.

La rivincita della vulnerabilità

Innanzitutto inizia ad accettare di poter essere vulnerabile, di poter sbagliare fino ad arrivare al fallimento.

Ti trinceri così tanto con la paura di fallire che spesso finisci col non vivere realmente, incastrat* nelle tue piccole certezze e comfort zone che limitano tutti i tuoi obiettivi.

Non puoi avere il controllo totale, qualcosa pur pianificando tutto con precisione, può sfuggirti e mostrare la tua imprevidibilità, i rischi possono essere ponderati ma non eliminati completamente e se ti lasci travolgere da questa ansia di controllo finisci inghiottit* in una spirale di frustrazione in cui sei condannat* all’infelicità.

Impara ad esporti, a non percepire la tua vulnerabilità come un difetto o una debolezza ma come una grossa possibilità di vivere appieno, per poter crescere, non considerando mai gli errori un limite, ma una nuova prospettiva in cui poterti muovere.

Hai voglia di provarci?

Io faccio il tifo per te!


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Ciao, sono Roberta Vacca

Ciao, sono Roberta Vacca

Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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