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Qualche giorno fa mi è capitato di sentire una persona che non sentivo da parecchio tempo, una persona che in passato mi ha fatto soffrire moltissimo. Sentirla mi ha riportato indietro nel tempo e con fastidio mi sono accorta che fa ancora male. Questa persona ha dato il via a un rimunginare di pensieri che hanno scompigliato i miei neuroni per benino. La sensazione è stata quella di un maestrale dentro la mia capa, sensazione un attimo destabilizzante e caotica ad essere onesti.

Io però sono sempre convinta che “solo dal caos può nascere una stella danzante” (lo diceva Nietzsche mica io) e in questo turbine di pensieri si è affacciata una domanda: perchè nonostante il male, la sofferenza, è così difficile abbandonare la presa? Perchè ci incaponiamo, ci intestardiamo, perseveriamo diabolicamente in delle dinamiche che non possono portarci nemmeno un briciolo di serenità.

Tutti noi abbiamo qualcosa che non riusciamo a mollare: una persona, un risentimento, una convinzione, una ferita che risale al passato. Ho elencato tutte condizioni che ci impediscono di andare davvero avanti, di abbandonare dei pesi che continuano ad opprimerci. Sono un pò delle zavorre che ci portiamo dietro e sono, se osserviamo bene, delle vere e proprie prigioni mentali.

Ecco cosa possiamo iniziare a fare: dobbiamo lasciar andare tutte queste situazioni che ci rubano l’energia per andare avanti, una ad una come se segassimo le sbarre della finestra di una cella. Nessuno qua sta dicendo che sia semplice, ANZI! Magari potessimo avere una bacchetta magica, scuoterla e far passare la paura!

Mollare la presa significa mollare fior fiori di condizionamenti alimentati fin da piccini, spesso conditi con i fantastici sensi di colpa. Quest’ultimo è davvero infido: si insinua con prepotenza quando pensiamo di non riuscire a far contente le persone che ci circondano, quando non soddisfiamo le loro esigenze, sentendoci ovviamente sempre inadeguati. Parliamoci chiaro: in questo modo abbiamo scelto un compito impossibile. Non si può piacere a tutti: è assolutamente impossibile. Consideriamo sempre noi stessi, che non significa diventare dei tremendi egoisti, ma semplicemente rispettarci.

E’ una bella cosa compiacere gli altri ma non al prezzo di perdere di vista noi e il nostro benessere. Quando ci rendiamo conto che il confine è superato e sentiamo il campanellino d’allarme impariamo a mollare la presa. Allentiamo il fardello. Capita che mollare la presa per alcuni sia come perdere “una sfida”, siamo convinti che possiamo ancora gestire quella situazione logora che oramai è a brandelli, invece non stiamo perdendo nessuna competizione, anzi stiamo guadagnando spazio per fare ciò che davvero ci piace, ciò che ci gratifica e ci fa stare bene.

Non dobbiamo essere perfetti, nessuno ci impone questo. Dobbiamo essere noi stessi, facendo ciò che siamo in grado di fare. Esprimendo le nostre vere passioni e osando!

Solo noi possiamo creare la qualità della nostra vita, dobbiamo essere consapevoli che gli eventi non possiamo controllarli ma possiamo essere noi con il nostro atteggiamento che possiamo decidere come affrontarli. 

E questo credetemi è davvero un superpotere che ognuno di noi ha e può sviluppare.

Ciao, sono Roberta Vacca

Ciao, sono Roberta Vacca

Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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