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Ok vi avviso, non amo le feste “comandate”. La festa del papà, la festa della mamma, ferragosto, la festa degli umpa lumpa e la festa dei nani che trovano il pentolone d’oro non mi interessano (forse potrei festeggiare gli umpa lumpa ma questo è un altro discorso). Credo che non mi piacciano le feste perché di solito mi mettono un botto di tristezza: convenzionalmente tutti devono essere felici, pieni di amore e di buoni sentimenti. Come avrete capito a me le convenzioni non piacciono molto, preferisco farmi domande, preferisco essere curiosa e preferisco non accontentarmi mai.

Detto ciò un post il giorno della festa della mamma potrà suonare abbastanza strano o semplicemente poco coerente. Aspettate ora vi spiego il mio contorto pensiero: pronti? Potete abbandonare il post in 3 – 2- 1 … Eccovi vi vedo! Non mi avete abbandonato! 🙂

Quando mi sono svegliata stamattina ho iniziato a pensare: a cosa vuol dire nel 2015 essere mamme, alla scelta che si compie nel diventare madri.

Partiamo da questo: io non sono madre nel senso canonico del termine e onestamente non so se lo sarò mai. Quando dico questo le persone mi guardano incredula: come se dichiarassi di avere un unicorno come migliore amico o se raccontassi che le notti di luna piena mi trasformo in un razzo missile.

Per me non è un equazione valida quella che ci vuole donne e di conseguenza madri, e non è facile sostenere questo in una società che ci “obbliga” ancora ad avere figli per mostrare il nostro valore, come se diventare mamme fosse un requisito fondamentale per poter essere donne. Dobbiamo lavorare ancora moltissimo per superare questa visione così stereotipata.

Sapete cosa mi piacerebbe? Semplicemente che ogni donna possa sentirsi pienamente realizzata in qualsiasi modo scelga di essere. Madre o non madre. Considerandoci innanzitutto essere pensanti e consapevoli. Non siate madri perchè così fan tutte o per aggiustare un rapporto sbiadito. Siate madri responsabilmente.

Ho lavorato moltissimo con mamme, e spesso mi sono resa conto che mancava qualcosa: la consapevolezza della scelta e la consapevolezza dei vissuti emotivi che seguono. Ho conosciuto donne che hanno vissuto la propria maternità come qualcosa di ineluttabile, di inevitabile, circondate da una contesto che “glorificava” l’avere un figlio salvo poi lasciarle sole nel momento del bisogno Diventare madri è qualcosa che sconvolge completamente la vita e l’equilibrio precedente, si apre un nuovo capitolo ed è dannatamente difficile dipanare tutti quei fili che improvvisamente si sono ingarbugliati. Non sentitevi inadeguate se fate fatica, se boccheggiate, se vi sembra che il mondo stia crollando, mentre tutti intorno osannano le gioie del vostro nuovo stato. In questi casi fate un passo avanti e fatevi aiutare, chiedete l’aiuto di cui avete diritto.

Ecco forse l’augurio che mi sento di fare è questo: siate mamme ma non scordatevi mai di essere persone.

Ricordiamoci sempre che maternità non vuol dire semplicemente partorire un figlio. Si può essere madri in un infinità di modi: non è questione di biologia, è questione di cuore e di anima.

Mamme lo si diventa nel momento in cui ci assumiamo la responsabilità di un altra vita per tutta la vita, senza nessun diritto di proprietà ma con un grande flusso di energia e di amore continuo.

Ciao, sono Roberta Vacca

Ciao, sono Roberta Vacca

Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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