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Quando mi sono svegliata stamattina ho iniziato a pensare a cosa voglia dire nel 2017 essere madri, alle scelte che si compiono nel diventarlo.

Da ieri, provo paura: è un rimbalzare di parole, spesso cattive, sorde, vuote di ascolto.

Io non sono madre, non lo sono nel senso canonico del termine.

Sarò madre un giorno? Non lo so. È una domanda a cui fatico a dare una risposta.

C’è stato un momento attorno ai 25 anni in cui il desiderio di esserlo si era affacciato in maniera prepotente. All’epoca non avevo una relazione stabile, ma il mio desiderio sembrava così forte che il limite di non avere un compagno affianco a me non mi creava nessun problema: avrei avuto un figlio o una figlia nonostante tutto.

Intorno ai 25 anni nella mia vita tutto era precario, non solo le relazioni affettive: mi ero da poco laureata e avevo appena iniziato il tirocinio, non sapevo minimamente come collocarmi professionalmente e coabitavo ancora con coinquiline varie.

Credo che quel desiderio di maternità fosse stato indotto da questa società che ancora glorifica in maniera apparente l’essere madri, lo rende uno status inevitabile per una donna; “sei una donna, per diamine, come non puoi mettere in funzione il tuo utero?”

La società; ecco il punto. Una società feroce, che ti chiede per essere completamente donna, di essere madre ma che non ti fornisce nessun aiuto da un punto di vista pratico.

Non possiamo nasconderci dietro un dito: quanto è difficile la vita delle madri lavoratrici?

Quanto solitaria è la vita delle madri in una società che insegue il mito dell’infallibilità e dell’efficienza? 

Ho lavorato moltissimo con mamme, e mi ha sempre colpito la totale solitudine da cui vengono travolte nel dopo nascita.

È un totale stravolgimento che basta davvero un attimo per venire risucchiate dalla stanchezza e dal silenzio

Ho conosciuto donne che hanno vissuto la propria maternità circondate da una contesto che “glorificava” l’avere un figlio, salvo poi essere  lasciate sole nel momento del bisogno, sostenendo che se non si è in grado di superare questa mirabolante prova, allora puoi tranquillamente essere incasellata nel ruolo di “donnicciola” petulante e noiosa che non sa affrontare i reali problemi della vita.

Diventare madri, sia chiaro, è qualcosa che scompiglia completamente la vita e l’equilibrio precedente, aprendo un nuovo capitolo in cui si cerca con tutte le forze di dipanare tutti quei fili che improvvisamente si sono ingarbugliati.

Arriva la stanchezza e soprattutto arriva il cambiamento verso un nuovo ruolo che può generare confusione e instabilità.

Non sentitevi inadeguate se fate fatica, se boccheggiate, se vi sembra che il mondo stia crollando, mentre tutti intorno osannano le gioie del vostro nuovo stato. In questi casi fate un passo avanti e fatevi aiutare, chiedete l’aiuto di cui avete diritto e che prova tutto il vostro coraggio.

E voi con le vostre ingiurie, le facili sentenze, le accuse: abbiate la decenza del rispetto e il coraggio di stare in silenzio.


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Ciao, sono Roberta Vacca

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Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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