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Signora libertà, signorina fantasia o anarchia, cantava il mio amato Faber.

Hai mai pensato che libertà potrebbe far proprio rima con anarchia?

Io ci ho riflettuto un sacco in questo fine anno dannatamente intenso per me e di conseguenza anche per casa cambio prospettiva.

Ho allentato le comunicazioni ed ho ridotto tutto all’osso cercando di smetterla di imbrigliare il tempo, provando a lasciarlo semplicemente scorrere.

È stato facile? Affatto, anzi credo sia stato uno dei periodi più particolari della mia vita; a tratti dolorosissimo a tratti salvifico.

Ci abituano a narrazioni vittoriose, di riuscite, di risalite, soffermandosi pochissimo sulle difficoltà di quando invece si sta a terra.

Stare a terra è normale però, anzi è importante legittimarlo, smettendola di incorrere nella finzione del “non fa niente”,  “non è niente”.

Si nega il dolore, si nega la tristezza, si nega la paura, si nega la rabbia, come se l’unico modo per poter esistere fosse quello di essere impeccabili, indistruttibili, perfette.

E allora che si può fare? Io ti propongo di provare ad essere libera. Libera di essere, esistere, considerando il tuo corpo territorio tuo e di nessun altr*, libera di dire no, provando emozioni anche socialmente non raccomandabili.

E se tutto questo è ovviamente un argomento ampissimo che può essere affrontato da diversi punti di vista, io ti propongo di soffermarci sull’arte di dire no.

Il no di solito non si usa, soprattutto quando sono le donne a proferirlo, perché si sa, il no non sempre si può dire, il no potrebbe dispiacere, seccare, offendere, disturbare, e noi nella nostra immagine di perfezione non possiamo mica permettercelo, giusto?

[Di pratiche da provare]

Io voglio provare a darti un suggerimento, pronta?

Prova a chiederti in quale ambito di vita, in quale situazione tendi ad annullarti senza nemmeno rendertene conto.

Riguarda l’ambito sociale, professionale, familiare, amicale?

Che cosa ti racconti quando capitano queste situazioni, che paure o resistenze avverti? Hai paura di deludere ad esempio, oppure di perdere l’approvazione e la stima o di compromettere un rapporto o una situazione?

Scrivi su un foglio ciò che ti racconti; fatto?

Quello che hai riportato su un foglio è la base di partenza per poter creare la tua consapevolezza. Proviamo a scomporre questo pensiero in sensazioni, bisogni e azioni. Ciò che si prova non arriva “casualmente” ma è una diretta conseguenza dei nostri bisogni.

Se il tuo bisogno è di essere “presa in considerazione”ad esempio, non sarà dicendo sempre si che si realizzerà, anzi, lascerà spazio e potere di decidere chi sei a qualcun altro all’infuori di te, e credimi, il tuo bisogno non sarà affatto soddisfatto. Il bisogno in psicologia non è solo una mancanza, è la possibilità di poter realizzare la propria identità sentendosi soddisfatti e completi (ovviamente è una semplificazione, perché anche questo ambito richiederebbe spazio e tempo).

Riuscire a fare questa piccola differenza riuscendo in questo ascolto attivo di quello che ci succede può rendere un pochino più semplice affermare il nostro punto di vista.

[La mia piccola ispirazione per te]

Voglio, se posso, darti anche un altro consiglio, questo di lettura. Hai mai sentito parlare di sindrome dell’impostore? Ecco, nel libro di Valerie Young, Vali più di quel che pensi, se ne parla in abbandonanza, spiegando il fenomeno e dando delle indicazioni davvero utili e interessanti. Se ogni tanto ti sussurri “è solo perché mi sono trovata al posto giusto nel momento giusto; è solo perché lavoro come una matta; è solo perché gli vado a genio, prima o poi mi scopriranno… questo libro val la pena di essere letto e approfondito.

Ed a proposito di cose belle che vanno condivise ti lascio anche il video della canzone con cui ho aperto il post, un inno scritto per mettere all’angolo l’imborghesimento di questa società, che preme solo sulla performance (aggiungo io) e sul concetto di perfezione, quale sia poi ancora non l’ho capito.

E allora, vuoi iniziare a scegliere per te piccoli pezzi di libertà?

Hai voglia di raccontarmeli?

Io, come al solito faccio il tifo per te


Riepilogando

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Ciao, sono Roberta Vacca

Ciao, sono Roberta Vacca

Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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