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Io vi avviso, questo post sarà personalissimo, forse anche arrabbiato, forse anche scorretto, forse anche senza freni.

Credo nel potere liberatorio della scrittura, è un consiglio che do sempre alle persone con cui lavoro, sia dentro che fuori dal mio studio.

La scrittura ha quel meraviglioso dono di trasformare i tuoi demoni interni, li ridimensiona, ti dà la possibilità di vederli sotto una nuova luce.

Quindi che posso fare? Voglio sottrarmi a questo magnifico dono non scrivendo, e soprattutto non condividendo questa lezione?

Ora vi spiego.

Ieri dovevo dare un’esame per me molto importante, su cui avevo riversato una montagna di energie (e anche dei bei soldi).

L’esame in questione era quello della patente. Ora sento già il coro alla mia destra dire “ma come non avevi ancora la patente” oppure “ma come si fa senza la patente?”.

Ebbene si, mettetemi pure alla gogna non ho ancora preso la patente.

Quando ho compiuto 18 anni volevo assolutamente iniziare una nuova vita, ero assetata di città, di nuove amicizie, di libertà. No, la patente come sostiene Renato Zero per il triangolo, non l’avevo considerata.

Sono passati gli anni universitari, la laurea, il tirocinio e l’esame di stato. Nel lontano 2006 mi sono iscritta e ho passato al primo colpo la teoria, sbabam ho pensato, dai posso farcela. In realtà non mi sono mai iscritta ad un’ autoscuola e ho lasciato morire senza pietà quel foglio rosa.

Ci sono stati altri trasferimenti, altri sbattimenti e niente la patente continuava a rimanere un sacro Graal, un vero tallone d’Achille per me.

Parlarne arrivava a mettermi un’ansia pazzesca addosso.

Due anni fa, dopo essermi trasferita dalla città al paesello è tornata l’insofferenza e ho deciso di rischiare, ho deciso di riprovare.

Subito la strada si è fatta in salita perchè questa volta la teoria non l’ho mica passata al primo colpo, anzi l’ho presa sottogamba, e mentre la prima volta era andata giù liscia, questa volta sono stata bocciata.

Ad aprile di quest’anno però eccolo, nuovamente nelle mie dolci manine: il foglio rosa.

Probabilmente un giorno vi racconterò delle guide, dell’ansia di prestazione e del mio senso di inadeguatezza che fa capolino e con cui combatto da sempre, quando provo a fare  qualcosa di manuale.

Oggi vi voglio raccontare della prova di ieri e delle sue conseguenze, dell’agitazione, dell’adrenalina e della rabbia.

No non l’ho passato questo esame.

Sono assolutamente arrabbiata, perchè in cuor mio sento che non mi meritavo una bocciatura, e il mio cuore insieme alla testa sono il re e la regina dell’autocritica.

Probabilmente è stato il caso, le coincidenze non saprei. So soltanto che l’amarezza è tanta, e più che amarezza si tratta di vera e propria rabbia.

Penso a quante siano le situazioni in cui il nostro destino sia deciso da terze persone, a volte totalmente inadeguate per quel ruolo.

Ecco che allora il pensiero corre a tutte quelle volte in cui noi possiamo ripeterci molte volte la solfa che siamo noi i fautori del nostro destino ma con queste montagnette così non è mica facile andare avanti.

Fermi tutti. Adesso arriva il MA.

Più sono grandi di quelle montagnette, più c’è la forza di volontà, la caparbietà, la voglia di lottare e di rischiare per prendere qualcosa che si vuole.

Ed io, oh si, volli fortissimamente volli.

Supererò le correnti gravitazionali come suggerisce Battiato, ma quel rettangolino rosa plastificato sarà mio.

Perchè è normale cadere, è normale sbucciarsi le ginocchia, è normale piangere, sentirsi persi abbattuti, sconfitti.

Ma è di vitale importanza trovare la forza di rialzarsi, ed io, si ho decisamente voglia di rialzarmi e di fare un bel giro in macchina, mentre guido io. 

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Ciao, sono Roberta Vacca

Ciao, sono Roberta Vacca

Psicologa, formatrice e creatrice di Cambio Prospettiva, luogo sicuro per prenderti cura di te. Coltivo emozioni imperfette e meraviglia.

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